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Crocetta: Nuova Ordinanza Rifiuti dell’11 Luglio – “Sanzioni ai Comuni che non differenziano”.

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Ed eccola l’ultima ordinanza di Crocetta, datata 11 luglio 2016, in cui ancora una volta si grida ai Comuni isolani di avviare e potenziare la raccolta differenziata nei rispettivi territori: “con le misure dei prossimi giorni e i provvedimenti sulla differenziata – afferma Crocetta – dimostreremo che nonostante le difficoltà ereditate dal passato, governiamo processi difficili con decisione e determinazione”.

Intanto i Comuni sono completamente in tilt a causa dei limiti di conferimento in discarica, imposti dal Governo Regionale stesso, trovandosi a dover combattere contro montagne di rifiuti gettati in strada, dati alle fiamme o preda di topi, cani e gatti. Sembra di vivere una soap opera, in cui un Governo Regionale, che fino ad oggi non ha mosso un dito per imporre la raccolta differenziata, vuole inculcare in qualche mese la cultura di differenziare nella cittadinanza isolana, dall’altra i Comuni che invece di rimboccarsi le maniche e aprirsi a chiunque possa agevolare la cultura della raccolta differenziata (scuole, terzo settore, imprese private, etc) si chiude nelle proprie stanze con i rispettivi Dirigenti e Segretari per studiare documenti (e a loro volte ordinanze) prive di significato pratico in quanto o ricalcano regolamenti e disposizioni vecchie di anni oppure hanno carattere punitivo nei confronti del cittadino che poco differenzia.

In quest’ultima Ordinanza, all’art. 4, si Ordina ai Comuni di non conferire in discarica sfalci di potature del verde pubblico e privato; tutti penserebbero che come prima cosa un Comune si metta in contatto con vivai e imprese agricole del proprio territorio al fine di favorire lo sviluppo di piccoli Centri di compostaggio situati in zone rurali e non, dato che attraverso processi del tutto naturali se ne trarrebbe compost. Ma nessuno lo ha fatto e nessuno lo farà, non per motivi burocratici (in quanto le ordinanze se ben utilizzate permettono ai Sindaci di operare in uno stato di urgenza e necessità in grado di superare tanti cavilli legali) e neanche per motivi economici (costa ed è costato molto di più conferirli in discarica per anni), la motivazione è data dall’apatia politica e sociale in cui si vive, di cui lo strumento legale della “proroga” ne è l’emblema.

Ancora all’art. 4 si Ordina ai Comuni di non far conferire i rifiuti differenziati alle attività commerciali che dovranno organizzarsi autonomamente con soggetti privati autorizzati, aspetto questo che se rispettato porterebbe ad un aggravio dei costi per le imprese, ma almeno si avrebbe un servizio efficiente dove gli imballaggi terziari recuperabili non andrebbero in discarica come succede oggi.

La Giunta regionale ha pure approvato l’istituzione dell’ufficio speciale per la differenziata. L’ufficio, sotto il coordinamento della Presidenza della Regione e del Dipartimento Acqua e rifiuti, opererà come supporto alle amministrazioni comunali per la corretta impostazione e la piena attuazione degli obiettivi di incremento della raccolta differenziata. Ma in quali tempi? Un sistema politico che tiene in piedi operando “di proproga in proroga” in tutti i settori, senza capire che una volta coperti tutti i buchi e le cavità naturali di immondizia, le proroghe non servono più; copriamo le strade, le campagne e perchè no dato che abbiamo la fortuna di vivere in un’isola: gettiamoli a mare. Condividiamo il pensiero di Gianfranco Zanna, presidente regionale Legambiente Sicilia – “Tante discussioni, inutili polemiche, divisioni tra correnti di partito, per poi produrre una nuova ipotesi di legge che ricalca in buona sostanza quella che c’è già: è da mesi che andiamo ripetendo che la legge 9 del 2010 è una buona legge, ha bisogno solo di qualche piccola modifica e di essere finalmente applicata (non a caso già prevedeva 10 Ato). Non si perda più tempo, si portino i rifiuti fuori dalla Sicilia, – spiega – per fermare l’emergenza causata dalle discariche sature, per cominciare ad applicare un serio piano di gestione dei rifiuti fondato sulla raccolta differenziata”.

Si continua a gettare in discarica l’oro ed invece di pensare subito ad azioni pratiche e concrete, non punitive o ripetitive di regolamenti vecchi di anni, che favoriscano la raccolta differenziata attraverso il meccanismo dell’incentivo ai cittadini ed ai Comuni virtuosi, si continuano a dare incentivi ai proprietari delle discariche ed ai loro conferitori!

Noi di ecoSIMARA siamo qui, già pronti, i primi ecocompattatori incentivanti sono partiti sul territorio del Comune di Ragusa e a breve si espanderanno in tutta la Provincia: la Rivoluzione sostenibile è iniziata.

Cresce la raccolta dei RAEE

Cresce la raccolta dei Raee

Per il secondo anno consecutivo, a dispetto della crisi economica, la raccolta dei rifiuti elettrici ed elettronici (Raee) porta a casa il segno più. Sebbene negli ultimi anni le difficoltà dell’economia abbiano inciso sui consumi e, di riflesso, sui numeri di raccolta dei «tecno-prodotti» giunti a fine vita, nel 2015 la raccolta dei Raee gestita dai Sistemi collettivi (i consorzi che raggruppano le imprese che si occupano della raccolta, del trasporto, del riciclo e recupero dei tecnorifiuti) ha fatto registrare un aumento dell’8%. Crescono del 2,76% anche i Centri di conferimento attivi sul territorio nazionale, arrivando a 3.906, con un miglioramento, dunque, del servizio per i cittadini che intendono smaltire correttamente i propri Raee. Sono i principali risultati dell’ottavo Rapporto annuale sul sistema di ritiro e trattamento dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche presentato giovedì a Milano dal Centro di coordinamento Raee, l’organismo consortile che accorpa (e coordina) per l’appunto i vari Sistemi collettivi operanti.

cit. Silvana Saturno (Milano Finanza)

DAI RIFIUTI ELETTRONICI SI PUÒ ESTRARRE L’ORO CON L’ACETO.

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I circuiti stampati e altri rifiuti elettronici contengono componenti d’oro difficilmente recuperabili con metodi sostenibili. Ma da oggi cambia tutto.

Trasformare i rifiuti elettronici in oro. Ci sono riusciti i ricercatori dell’Università del Saskatchewan, in Canada, che hanno trovato un sistema veloce, economico e rispettoso dell’ambiente per estrarre questo prezioso metallo da apparecchiature elettriche ed elettroniche giunte a fine vita.
Oggi si utilizzano principalmente due procedimenti industriali per rimuovere l’oro dagli scarti elettronici:
– La pirometallurgia, cioè l’estrazione del metallo dai minerali con temperature superiori ai 1.000 °C. Si tratta di un metodo ad alta intensità energetica, costoso e impattante, dal momento che rilascia composti organici come le diossine.

– L’Idrometallurgia, o metallurgia per via umida, che impiega solventi liquidi per ottenere la separazione dei metalli dal minerale. Le soluzioni impiegate coinvolgono l’uso di cianuro, acido nitrico, acido cloridrico.

A seguito di questi trattamenti, il materiale che conteneva l’oro non è più recuperabile: un grosso problema per l’industria del riciclo, che si vede privata di molti rifiuti preziosi in un’ottica di economia circolare. La bella scoperta dei ricercatori canadesi permette, invece, di sottrarre il metallo al rifiuto di partenza, senza pregiudicarne il recupero.

Dai rifiuti elettronici si può estrarre l’oro con l’aceto. Il trucco è utilizzare una soluzione di acido acetico e un ossidante, che permette di sciogliere l’oro in appena 10 secondi e estrarlo dai circuiti stampati lasciando intatte le componenti in rame, nichel, ferro e altri metalli.
La tecnica può portare benefici economici incredibili: gli scienziati ritengono che, a fronte di un processo estrattivo tradizionale che costa 1.520 dollari per kg di oro, l’utilizzo dell’acido acetico abbatterebbe le spese fino a 66 dollari al kg. Ogni anno il mondo produce oltre 50 milioni di tonnellate di rifiuti elettrici ed elettronici (RAEE). Una quota in rapida crescita a causa dell’incessante innovazione tecnologica e dell’obsolescenza programmata che la alimenta, accorciando il ciclo di vita dei dispositivi elettronici. Data la carenza di metodi di riciclo adeguati, oltre l’80% di questi rifiuti finisce in discarica, con gravi problemi ambientali che potrebbero, d’ora in poi, essere via via risolti con una buona dose di aceto.

cit. Rinnovabili.it

Rotterdam: Solo asfalto riciclato nella pista ciclabile.

Solo asfalto riciclato nella pista ciclabile di Rotterdam 4

Una pista ciclabile con il 100% di asfalto riciclato. Nessuno ci è mai riuscito, ma la cittadina olandese di Rotterdam sarà la prima. Sono iniziati infatti i lavori per la costruzione della ciclovia, che dovrebbe utilizzare solo materiale di riciclo in ciascuno dei tre strati di cui si compone una pavimentazione stradale.

Al progetto lavorano congiuntamente la KWS Infra – ditta di infrastrutture locale specializzata in asfalti riciclati – e la Arizona Chemical, azienda americana specializzata nella produzione e bioraffinazione del tallolo. Esso è un liquido viscoso, di colore variabile dal giallo al marrone scuro, ottenuto come sottoprodotto del processo di lavorazione della polpa del legno delle conifere. Il nome deriva dal termine svedese tallolja, che significa “olio di pino”.

Solo asfalto riciclato nella pista ciclabile di Rotterdam 5Fino ad oggi, l’uso di materiali di riciclo negli asfalti di tutto il mondo è stata limitata a circa il 30% del totale. Il motivo? Percentuali maggiori non garantivano affidabilità e durabilità delle carreggiate, che rischiano crepe, sprofondamenti o deterioramenti anche dovuti all’impatto degli agenti atmosferici.

L’Arizona Chemical, tuttavia, ha sviluppato un composto bio-based  con proprietà ringiovanenti per l’asfalto, capace di rigenerare il bitume utilizzato nel mix. L’additivo, ricavato dal tallolo, sembra funzionare meglio di ogni altro emulsionante utilizzato prima d’ora nel riciclo degli asfalti. Alcuni test che usano questo agente ringiovanente hanno avuto successo impiegando il 70% di asfalto recuperato nel mix, più che raddoppiando dunque le percentuali fino ad oggi conosciute. Risultati simili sono attesi con i test che impiegano il 100% di pavimentazioni recuperate.

L’obiettivo è semplice: utilizzare la maggior quantità possibile di asfalto riciclato, in modo da abbattere le quantità che finiscono smaltite in discarica. Inoltre, non dovendo trasportare bitume fresco verso gli impianti di miscelazione riduce l’impronta di carbonio associata alla produzione di asfalto. Ciliegina sulla torta, tutto ciò si tradurrebbe in un notevole risparmio economico. Se la pista ciclabile di Rotterdam resisterà alla prova del tempo e all’usura, è possibile che l’asfalto riciclato al 100% diventi un modello estendibile su scala globale.

cit. (Rinnovabili.it)

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AL VIA LA SETTIMANA EUROPEA DEI RIFIUTI: “FARE PIU’ CON MENO”.

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Si terrà dal 21 al 29 novembre 2015, sotto l’alto patrocinio del Parlamento Europeo, la settima edizione della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti, che avrà come tema la dematerializzazione, ovvero come  “fare più con meno”.

La “Settimana” è nata all’interno del Programma LIFE+ della Commissione europea con l’obiettivo primario di sensibilizzare le istituzioni, gli stakeholder e i consumatori circa le strategie e le politiche di prevenzione dei rifiuti delineate dall’Unione Europea e che gli Stati membri sono chiamati ad attuare.

Il crescente successo dell’iniziativa ha portato nel 2014 i 27 Paesi partecipanti a mettere in campo circa 12.000 azioni, di cui 5.643 solo in Italia (record europeo per il quarto anno consecutivo).
Anche per il 2015 l’obiettivo sarà coinvolgere il più possibile pubbliche amministrazioni, associazioni e organizzazioni no profit, scuole, università, imprese, associazioni di categoria e cittadini a proporre azioni volte a prevenire o ridurre i rifiuti a livello nazionale e locale.

Tema di quest’anno sarà la dematerializzazione, cioè la riduzione o l’eliminazione dell’uso di materiali nello svolgimento di una funzione, nell’erogazione di un servizio, e/o la sostituzione di un bene con un servizio. Un esempio è la digitalizzazione dei documenti e l’informatizzazione dei processi e delle comunicazioni (es. il pagamento di bollette online, l’acquisto di biglietti elettronici ecc.), ma anche la condivisione di uno stesso bene fra più persone con il conseguente passaggio dal possesso all’utilizzo (es. il car sharing). Alla dematerializzazione è indirettamente riconducibile anche il miglioramento dell’efficienza con cui si utilizzano le risorse materiali grazie, ad esempio, al riutilizzo di un bene, all’eliminazione o all’alleggerimento di un imballaggio ecc.

In Sicilia tanti appuntamenti eccoli: http://www.ecodallecitta.it/notizie/377116/serr-2013-in-sicilia-e-sardegna-le-azioni-di-riduzione-dei-rifiuti-nelle-isole/

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PRESTO A COMISO BOTTIGLIE DI PLASTICA E FLACONI IN CAMBIO DI BONUS: FIRMATA CONVENZIONE TRA ECOSIMARA E RICICLIA!!!

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Firmata la convenzione tra la società Cooperativa ECOSIMARA e RICICLIA s.r.l. per l’installazione sul territorio di Comiso (RG) di n. 5 ecocompattatori per la raccolta incentivante. Il progetto ha lo scopo di incentivare la raccolta differenziata trasformando i rifiuti da problema a risorsa. In particolare il cittadino potrà conferire negli eco –point dislocati nel territorio comunale bottiglie di plastica e lattine ricevendo in cambio l’emissione di uno scontrino indicante un valore di buono sconto, buoni spesa, buoni carburante, eco-bonus ecc. da spendere presso attività commerciali locali convenzionate.

L’Eco-compattatore è un sistema ecologico utilizzato per la raccolta differenziata dei rifiuti che consente il ritiro e la compattazione di imballaggi in Pet e HDPE ed alluminio (esempio bottiglie, flaconi di prodotti per l’igiene della casa ecc..), con due principali caratteristiche:

  • la prima che assicura una riduzione fino al 90% del volume iniziale;
  • e la seconda, di diventare un potente veicolo eco pubblicitario eccezionale per ogni commerciante che desideri promuovere la propria attività, aiutando l’ambiente.

Seguici per rimanere aggiornato sui tempi e modi dell’avvio dell’iniziativa…

….COMISO STIAMO ARRIVANDO!!!

 

 

 

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Rifiuti, raccolta differenziata del vetro: cresce al Sud

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La raccolta differenziata del vetro cresce al Sud (+ 6,8% rispetto al 2013) ma si può fare ancora di più. La resa media nel Meridione è di 19 chilogrammi per abitante l’anno, contro i quasi 30 chilogrammi della media nazionale, che sembrano lontani ma si possono raggiungere, come dimostrano non solo il Comune di Salerno (30 Kg/abitante) ma anche la Campania e l’Abruzzo.

Far crescere la raccolta differenziata laddove ci sono ancora margini e migliorarne la qualità può permettere di ottenere grandi benefici ambientali, ma anche economici. Nel 2014 la raccolta differenziata del vetro ha evitato agli italiani costi per lo smaltimento in dicarica pari a quasi 150 milioni di euro e corrisposto direttamente o indirettamente ai Comuni, tramite il sistema CoReVe, 56,8 milioni di euro.

I dati sono emersi dal Convegno “Raccolta differenziata del vetro, costo o opportunità?” promosso da CoReVe, il Consorzio per il recupero del vetro da imballaggi e da Anci, l’Associazione dei comuni d’Italia, per dare informazioni sul riciclo del vetro e su quanto, con metodo e determinazione, si può fare, sottolineando i benefici economici e ambientali di una raccolta differenziata fatta bene.

La raccolta differenziata degli imballaggi in vetro è un esempio di gestione intelligente delle risorse del Paese. Permette di preservare l’ambiente, rendendo marginale l’uso della discarica per i rifiuti di imballaggi in vetro e rende anche l’industria in grado di risparmiare energia e ridurre le emissioni di gas serra. I numeri della raccolta differenziata del vetro nel sud dell’Italia – ha spiegato Franco Grisan, presidente del CoReVe – ci dimostrano che ci sono ancora ampi spazi di miglioramento: sia per quel che riguarda le quantità intercettate che per la qualità del materiale raccolto che deve consentire il successivo riciclo. L’obiettivo di questo incontro è proprio quello di far emergere proposte e soluzioni concrete per superare le inefficienze e gli ostacoli che penalizzano cittadini e territori del Sud grazie anche alla consapevolezza di quanto è già stato fatto finora”.

“L’ Anci- ha dichiarato Nicola Nascosti, membro della Commissione tecnica Anci-CoReVe – ha sottoscritto il nuovo accordo con CoReVe che ha due capisaldi: un aumento dei corrispettivi, garantito nei primi due anni eventualmente mediante conguagli e un miglioramento certo della qualità della raccolta. La garanzia è stata ottenuta nella consapevolezza che i Comuni potrebbero aver bisogno di un po’ di tempo per migliorare l’organizzazione della raccolta differenziata e sviluppare la comunicazione ai cittadini. I dati in nostro possesso testimoniano infatti che il riciclo del vetro sta crescendo anche grazie ai numerosi progetti presentati alla Commissione tecnica ANCI-CoReVe negli anni scorsi dai Comuni interessati che, oltre a introdurre elementi di novità nei sistemi di gestione del recupero dei rifiuti in vetro, hanno contribuito anche ad un maggiore coinvolgimento dell’intera cittadinanza in questi processi virtuosi”.

La Puglia come esempio di Regione in cui ci sono ampi margini di miglioramento. La raccolta media nel 2014 è stata pari a 15,4 kg per abitante, circa 4,5 Kg in meno rispetto a quella del Sud nel suo complesso, ma all’interno delle diverse province abbiamo situazioni e realtà molto diverse. In Provincia di Lecce si registra una resa di 21,4 kg per abitante, be al di sopra della media regionale e di quella dell’intero Meridione, mentre nelle Provincie di Foggia o di Taranto, ad esempio, la raccolta del vetro è, rispettivamente, di 9,1 kg e 8,9 Kg per abitante, quindi c’è ancora molto da fare.

cit. www.today.it

 

 

Economia circolare – progetto italiano su efficienza e riciclo

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Si chiama Green and Circular Economy Alliance Officinae Verdi l’iniziativa italiana presentata oggi a Bruxelles per lo sviluppo di progetti a favore dell’economia circolare.

Economia circolare, risorsa per l’Ue

Dopo l’annuncio, a dicembre 2014, del ritiro del pacchetto europeo sull’economia circolare dal programma di lavoro 2015 dell’Esecutivo Ue, il commissario all’Ambiente Karmenu Vella ha comunicato che la Commissione presenterà una nuova proposta in autunno. Rispetto alla precedente sono previsti target più ambiziosi sul fronte di riciclo dei rifiuti, ma anche aiuti ai 28 Stati membri, che attualmente procedono a velocità differenti.

Secondo uno studio presentato il 25 giugno 2015 a Bruxelles da Ellen MacArthur Foundation, Mc Kinsey e SUN, se l’Europa adotterà il modello dell’economia circolare, incentrato su riciclo, riuso, design intelligente, riparabilità dei prodotti, condivisione di beni e servizi tramite piattaforme digitali, ogni famiglia potrà risparmiare 3mila euro all’anno.

“Il futuro non è nella produzione low cost, ma nel fornire servizi ai cittadini che si materializzano in prodotti, invece del contrario. I prodotti vengono usati più volte, così non si consumano materie prime”, ha dichiarato il vicepresidente della Commissione Ue responsabile per la Qualità della legislazione Frans Timmermans, a margine della presentazione dello studio.

Green and Circular Economy Alliance Officinae Verdi

L’iniziativa Green and Circular Economy Alliance Officinae Verdi si inserisce in questo contesto, con l’intento promuovere un modello di economia in cui le attività produttive siano organizzate in modo più efficiente e sostenibile, attraverso il riutilizzo e il riciclo degli scarti di filiera.

In base ai dati Eurostat 2014, nell’Ue l’Italia è uno dei Paesi in cui il costo dell’energia è più alto: le imprese pagano l’elettricità il 45% in più rispetto ai concorrenti europei, mentre le famiglie, tra gas e luce, spendono il 21% in più rispetto alla media europea. Secondo la Commissione Ue, un uso più efficiente delle risorse ridurrebbe del 17-24% il fabbisogno di fattori produttivi materiali entro il 2030, con:

  • risparmi per il settore industriale pari a 630 miliardi di euro l’anno,
  • riduzione di emissioni di gas serra del 70% entro il 2050,
  • incremento del 4% annuo del Pil dell’Ue.

“C’è bisogno di un paradigma economico nuovo, focalizzato sull’innovazione tecnologica per il recupero di efficienza non solo energetica”, ha dichiarato Giovanni Tordi, amministratore delegato di Officinae Verdi. “Per questo abbiamo lanciato da Bruxelles il progetto Green and Circular Economy Alliance con il quale intendiamo promuovere e diffondere un nuovo modello produttivo trasversale, con un focus prioritario sull’energia, sui sistemi efficienti di utenza e sullo sviluppo delle smart grid, in piena coerenza con le politiche comunitarie”.

CIT. VIOLA DE SANDO – WARRANT GROUP

Ecoreati: pene e sanzioni della nuova legge

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Inquinamento ambientale punito con reclusione da due a sei anni e multe fino a 100mila euro, mentre per il disastro ambientale pene da cinque a 15 anni di carcere: sono alcune delle disposizioni della nuova legge sugli Ecoreati approvata in via definitiva dal Senato martedì 19 maggio con 170 sì, 20 no e 21 astensioni. La norma introduce nel codice penale italiano cinque nuovi reati contro l’ambiente (disastro e inquinamento ambientale, traffico e abbandono materiale ad alta radioattività, impedimento dei controlli, omessa bonifica), alcuni dei quali come visto considerati di particolare gravità, inasprendo la lotta alle ecomafie e in generale segnando un cambiamento di passo rispetto ai reati contro l’ambiente. Reazioni soddisfatte da governo e istituzioni. Vediamo i punti fondamentali.

Disastro e inquinamento ambientale

Viene previsto il reato di “disastro ambientale“, con un nuovo articolo del codice penale, il 452-quater. «Chiunque abusivamente cagiona un disastro ambientale è punito con la reclusione da cinque a quindici anni». Costituiscono disastro ambientale:

  • l’alterazione irreversibile dell’equilibrio di un ecosistema;
  • l’alterazione dell’equilibrio di un ecosistema la cui eliminazione risulti particolarmente onerosa e conseguibile solo con provvedimenti eccezionali;
  • l’offesa alla pubblica incolumità in ragione della rilevanza del fatto per l’estensione della compromissione o dei suoi effetti lesivi ovvero per il numero delle persone offese o esposte a pericolo;

L’inquinamento ambientale è invece introdotto con l’articolo 452-bis del codice penale, e punisce con la reclusione da due a sei anni e multe da 10mila a 100mila euro chiunque abusivamente cagiona una compromissione o un deterioramento significativi e misurabili delle acque, dell’aria, di porzioni estese o significative del suolo o del sottosuolo, di un ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora o della fauna.

In entrambi gli ecoreati sopra esposti (disastro ambientale o inquinamento ambientale), le pene sono aumentate nel caso in cui il danno sia provocato in un’area naturale protetta o sottoposta a vincolo paesaggistico, ambientale, storico, artistico, architettonico o archeologico, ovvero in danno di specie animali o vegetali protette.

Se da un reato di inquinamento ambientale deriva, come conseguenza non voluta, una lesione personale, reclusione da due anni e sei mesi a sette anni (unica eccezione: se la malattia dura meno di 20 giorni). Se la lesione è grave, la pena della reclusione va da tre a otto anni, se la lesione è gravissima, pena da quattro a nove anni. In caso di decesso, reclusione da cinque a dieci anni. Ancora: se l’inquinamento provoca la morte di più persone, lesioni di più persone, morte di una o più persone e lesioni di una o più persone, si applica la pena che dovrebbe infliggersi per l’ipotesi più grave, aumentata fino al triplo, fino a un massimo di 20 anni di reclusione.

Se gli ecoreati di inquinamento ambientale o di disastro ambientale sono colposi, le pene sono diminuite da uno a due terzi, mentre se i fatti determinano (sempre in via colposa) il rischio di inquinamento o disastro ambientale, le pene sono ulteriormente diminuite di un terzo.

Traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività

Il reato colpisce chiunque «abusivamente cede, acquista, riceve, trasporta, importa, esporta, procura ad altri, detiene, trasferisce, abbandona o si disfa illegittimamente di materiale ad alta radioattività», ed è punito con reclusione da due a sei anni e multe da 10mila a 50mila euro. Pene aumentate se dai fatti deriva il pericolo di compromissione o deterioramento di acque, aria, porzioni estese o significative del suolo o del sottosuolo, ecosistema, biodiversità, anche agraria, flora o fauna. Pena aumentata fino al raddoppio se dai fatti deriva pericolo di vita o rischio incolumità delle persone.

Impedimento del controllo

Reclusione da sei mesi a tre anni per chiunque negando l’accesso, predisponendo ostacoli o mutando artificiosamente lo stato dei luoghi, impedisce, intralcia o elude l’attività di vigilanza e controllo ambientali e di sicurezza e igiene del lavoro, oppure ne compromette gli esiti.

Omessa bonifica

Reclusione da uno a otto anni e multa da 20mila a 80mila euro per chi non provvede alla bonifica, al ripristino o al recupero dello stato dei luoghi pur essendovi obbligato per legge, per ordine del giudice, o di un’autorità pubblica.

Le aggravanti per Ecomafie

In tutte le ipotesi in cui i reati contro l’ambiente derivano da associazioni a delinquere (tecnicamente, quando rientrano nell’articolo 416 del codice penale), le pene previste dallo stesso articolo 416 sono aumentate. Stesso discros, nel caso in cui l’associazione sia di tipo mafioso (articolo 416 bis). Sono poi previste altre aggravanti, con relative pene.

Pene diminuite dalla metà a due terzi per chi, avendo partecipato a un reato ambientale aggravato da associazione, «si adopera per evitare che l’attività delittuosa venga portata a conseguenze ulteriori», oppure prima dell’apertura del processo di primo grado «provvede concretamente alla messa in sicurezza, alla bonifica e, ove possibile, al ripristino dello stato dei luoghi». Pene diminuite da un terzo alla metà nei confronti di colui che, sempre dopo aver partecipato ai reati aggravati da associazione, «aiuta concretamente l’autorità di polizia o l’autorità giudiziaria nella ricostruzione del fatto, nell’individuazione degli autori o nella sottrazione di risorse rilevanti per la commissione dei delitti».

In caso di condanna per i reati ambientale, è prevista la confisca dei beni che rappresentano il prodotto o il profitto del reato o che servirono a commettere il reato, salvo che appartengano a persone estranee al reato.

Reazioni

Soddisfazione del premier, Matteo Renzi, e del ministero dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, mentre sia il presidente del Senato, Piero Grasso, sia il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, definiscono il provvedimento «storico». Orlando sottolinea che con questa nuova legislazione «un caso come quello dell’Eternit non sarà mai più proponibile». (Fonte: testo della legge sugli Ecoreati approvato)

cit. – www.pmi.it